Il mercato dei semiconduttori scende e si assiste a un fly to quality verso un comparto obbligazionario che prezza i rischi correttamente. Si tratta solo di timori legati alle previsioni di crescita, finora fin troppo ottimistiche, del settore dell’AI? O forse c’è la paura di un vero e proprio “grande capovolgimento del mondo”?
In un mito narrato da Platone, durante l’Età di Crono, la divinità governa direttamente il cosmo tenendone saldamente il timone: l’ordine è perfetto e l’abbondanza è garantita.
Tuttavia, al termine del ciclo stabilito, il Dio platonico stacca le mani dal timone. Questo disimpegno provoca un cataclisma, un capovolgimento del moto cosmico definito metabolé.
Gli uomini vengono lasciati a se stessi e si scoprono deboli, inermi e affamati. È a questo punto che, per sottrarre l’umanità all’annientamento, Prometeo dona il fuoco, mentre Efesto e Atena portano in dono le arti.
Naturalmente, tutti questi non sono altro che simboli.
Ad oggi, il “Dio platonico” per i mercati finanziari è Trump, che non intende staccare le mani dal timone ma appare sfavorito per le midterm. Cosa succederebbe se lasciasse il timone? Quali sarebbero gli effetti sui mercati finanziari se l’ingerenza dell’amministrazione USA terminasse?
Sì, Trump ha portato molto disordine nell’economia reale, ma ha sempre giocato al rialzo con i mercati azionari attraverso dichiarazioni e mosse mirate. Un modo di contrattare il consenso che negli Stati Uniti funziona e piace, date le abitudini del tessuto sociale.
Se perdesse le midterm, i mercati azionari potrebbero trovarsi momentaneamente sprovvisti di un alleato in grado di condizionare la percezione e le aspettative degli operatori. Il mito calza a pennello con questa narrativa, con la sola differenza che a “salvarci” non ci sarebbe Prometeo, ma un po’ di sana volatilità ribassista.
Tornando all’apparente fly to quality che si è verificato questa settimana, non si tratta necessariamente di questo scenario; tuttavia, più ci avviciniamo alla data delle midterm, più gli operatori iniziano a porsi domande e a formulare aspettative sull’evento, che naturalmente si riflettono sui prezzi.
Un altro fattore di primaria importanza da tenere in considerazione riguarda proprio le aspettative nel settore dell’AI, di cui si parla spesso. Da un lato ci sono le aspettative sugli utili, dall’altro quelle sugli investimenti delle imprese (e quindi sulla domanda di AI): due variabili legate in modo indissolubile.
La domanda di AI rimane solida e si prevede in forte crescita per il futuro. E, nonostante i costi dei token siano in costante calo, alcuni sostengono che a un calo dei prezzi corrisponda una maggiore integrazione dell’AI e, di conseguenza, un suo utilizzo più diffuso. Tutto corretto, ma occorre ricordare la prima legge che si impara in un corso di microeconomia, cioè che l’utilità marginale è decrescente.
Se ho fame, per la prima pizza sono disposto a pagare anche 20 euro; per la seconda magari 10, ma la terza non la voglio proprio, persino se fosse gratis.
Ecco, a un certo punto, dopo aver adottato l’AI per molteplici scopi aziendali, arriverà un momento in cui la crescita dell’utilizzo dei token non sarà più così marcata, mentre la concorrenza tra aziende come OpenAI, Anthropic, le controparti cinesi e altri attori continuerà a spingere al ribasso il costo unitario.
La domanda non è cosa succederà a quel punto, ma dove si trova quel punto e se non stiamo forse sovrastimando la domanda di AI.
Qualcuno scriveva che c’è solo una cosa che sfugge all’utilità marginale: la voglia di bere l’ultimo. È quindi forse l’ultimo bicchiere di vino a sfuggire a questa legge, non i token AI.
Sintetizzando, ci troviamo con i mercati azionari in calo a causa dei ribassi sul settore dell’AI e comparto obbligazionario in ripresa. Le opportunità sull’obbligazionario a medio termine per noi rimangono valide, soprattutto in paesi come la Francia, che soffre per ragioni differenti. L’inflazione negli USA, risultata superiore alle attese, potrebbe persino giovare alla parte lunga della curva nel medio periodo.
Per quanto riguarda l’azionario, l’approccio di evitare un’eccessiva concentrazione rispetto a quella di un indice globale, affiancando in portafoglio fattori come la minimum volatility, rimane il nostro benchmark di riferimento dal quale muoviamo per effettuare le nostre scelte.