articolo

L’oligopolio della tecnocrazia

“Tutte le aziende felici sono diverse: ognuna guadagna un monopolio risolvendo un problema unico. Tutte le aziende infelici sono uguali: non riescono a sfuggire alla concorrenza”

(Peter Thiel, co-fondatore di Palantir technologies)

Più che monopolio oggi siamo di fronte ad un oligopolio. Un numero ristretto di aziende controlla il mercato dell’Artificial Intelligence.

Nelle stime che facciamo, oltre a tenere presente i dati contabili dobbiamo avere contezza delle dinamiche di mercato e di potere che si manifestano e come queste possano avere ripercussioni sui nostri portafogli.

Partendo da qualche dato contabile, le ultime trimestrali hanno mostrato numeri apparentemente fuori scala.

I dati del secondo trimestre 2026 mostrano una forte crescita degli utili nei settori dei servizi di comunicazione (+116.9%) e dei beni di consumo (+92.7%). A determinare questi risultati sono state soprattutto Alphabet e Amazon, che hanno superato le stime sull’utile per azione di oltre il 215%.

I bilanci indicano tuttavia che questa componente non proviene dalla gestione operativa, ma dalla rivalutazione contabile delle partecipazioni in società non quotate, in gran parte legate all’intelligenza artificiale come Anthropic. Nel caso di Amazon, su 62.6 miliardi di dollari di utile netto, 50.4 miliardi (circa l’80%) dipendono dall’adeguamento di valore degli investimenti privati.

Per Alphabet, su 112.1 miliardi di utile netto, 99 miliardi (circa l’88%) derivano da plusvalenze su titoli non quotati. Sono componenti contabili a cui non corrisponde un’effettiva entrata di cassa operativa

Quindi, quando compriamo guardando i bilanci o guardando i multipli, dobbiamo chiederci: “che tipo di utile vogliamo davvero?”

Come azionisti cerchiamo cassa reale per remunerare il capitale tramite dividendi, buyback o investimenti operativi. I miliardi generati dalle rivalutazioni di queste startup non faranno nulla di tutto ciò.

Ma non è detto che sia una cosa negativa

Perché qui entra in gioco la dinamica di potere. Questo “utile” non è denaro liquido e non è destinato agli azionisti. Amazon, Google o Microsoft non sono fondi di Venture Capital che vendono per incassare la plusvalenza, ma sono colossi in guerra per la supremazia. Non liquideranno le loro posizioni in Anthropic, perché cederle significherebbe regalare un vantaggio vitale alla concorrenza.

Queste partecipazioni resteranno strategicamente congelate a difesa dell’oligopolio. Quindi, da un lato valutare oggi queste aziende basandosi su utili che non si trasformeranno mai in cassa reale per i nostri portafogli è un’illusione prospettica, ma anche valutarle senza considerare l’eventuale rafforzamento della posizione di mercato è un errore.

E intanto, mentre i conti economici mostrano utili record gonfiati dalle rivalutazioni delle partecipazioni, la cassa operativa generata dalle attività tradizionali viene interamente riassorbita dai massicci investimenti necessari per sostenere la corsa all’hardware e all’infrastruttura AI.

La “big picture” che dobbiamo guardare in quest’epoca è quella in cui queste società non sono considerate solamente in termini di valutazioni contabili, ma soprattutto in base alle rosee aspettative future, non tanto di profitto, quanto di sviluppo e/o progresso. E mentre le valutazioni contabili sono da attualizzare (a un certo tasso che stiamo vedendo crescere), le valutazioni basate sulle aspettative di progresso sono ideologiche e non monetarie, e quindi non attualizzabili.

Inoltre, questo tipo di aspettative tende ad autoinfluenzarsi e a creare una sorta di effetto gregge, per cui salite e discese vengono esasperate. Questo ci deve portare a evitare la concentrazione nei nostri portafogli, per la salvaguardia dei nostri risparmi.

Chiudiamo con una riflessione che calza perfettamente con il nostro presente, tratta dal pensiero espresso ne “L’etica del viandante” di Umberto Galimberti:

“Si profila cioè una situazione in cui il capitalismo è costretto ad assumere come scopo primario non più il profitto, ma la continua innovazione tecnologica che ha il compito di garantirlo. Insensibilmente, si sta andando verso un’epoca in cui il capitalismo, non avendo più come scopo primario il profitto, è capitalismo solo in apparenza, mentre in realtà è tecnocrazia, è cioè l’agire che si propone come scopo l’incremento indefinito della capacità di realizzare scopi, oltrepassando così la volontà “ideologica” di realizzare un certo mondo invece di un altro.”

DISCLAIMER:

Le analisi qui presentate non costituiscono una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di titoli. Tali documenti sono destinati a fornire analisi finanziarie e ricerca in materia di investimenti. Le eventuali raccomandazioni sono di carattere generale, indirizzate a un pubblico non specifico e non personalizzate. Nonostante siano basate su approfondimenti, le informazioni contenute possono presentare inesattezze. Gli autori non sono responsabili per le decisioni prese dai lettori basandosi su tali informazioni. Chi intraprende operazioni finanziarie basandosi sui dati riportati assume piena responsabilità delle proprie azioni. È consigliato effettuare una valutazione approfondita e strategica, considerando i propri obiettivi di investimento e la propria tolleranza al rischio.

Torna in alto