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Movimentare il portafoglio fa guadagnare di più? Cosa dice la ricerca

Uno studio su 66.000 famiglie americane mostra che chi muove di più il portafoglio guadagna di meno. Ma la conclusione utile non è restare immobili.

L’idea che muovere spesso il portafoglio faccia guadagnare di più nasce da un istinto sensato. Nella vita di tutti i giorni più ti dai da fare, più ottieni. È un’euristica che funziona quasi sempre, e che sui mercati si inceppa. Quando si guardano i conti reali degli investitori, accade il contrario. Non è un’opinione: è un dato.

Lo studio: 66.000 famiglie, sei anni di conti veri

Il lavoro di riferimento si intitola «Trading Is Hazardous to Your Wealth», pubblicato da Brad Barber e Terrance Odean nel 2000 sul Journal of Finance. I due ricercatori hanno ottenuto dal più grande broker americano i conti reali di 66.465 famiglie, dal 1991 al 1996, e hanno ricostruito ogni operazione: cosa compravano, quando, a che prezzo, con quali costi.

Poi hanno diviso le famiglie in cinque gruppi, dal più passivo, chi quasi non muoveva nulla, al più attivo, chi ogni mese ruotava quasi un quinto del portafoglio. E hanno confrontato i rendimenti.

Prima dei costi, rendimenti quasi identici

Le famiglie più passive hanno reso in media il 18,5% all’anno. Le più attive l’11,4%. Circa 7 punti percentuali di differenza, ogni anno, per sei anni.

Per dare la misura: su 100.000 euro investiti agli stessi rendimenti netti dello studio, in sei anni il gruppo passivo arriva intorno ai 275.000 euro, quello più attivo intorno ai 190.000. Stesso punto di partenza, oltre 80.000 euro di distanza.

Il dato più istruttivo, però, è un altro. Guardando i rendimenti lordi, cioè prima dei costi, i due gruppi sono quasi pari: 18,7% i passivi, 18,3% gli attivi. Significa che tutta quell’attività, tutte quelle compravendite, non ha prodotto un solo punto di rendimento in più. Ha solo aggiunto costi. E i costi hanno fatto il resto.

Da dove arrivano i sette punti

La sottoperformance ha due cause, entrambe legate al movimento in sé.

La prima sono le commissioni esplicite. Ogni acquisto e ogni vendita ha un prezzo. Pare poco sulla singola operazione, ma con un turnover medio del 75% all’anno, in dieci anni si versano commissioni su oltre sette volte l’intero capitale.

La seconda è meno visibile e spesso più pesante: lo spread tra il prezzo a cui compri uno strumento e quello a cui lo rivendi. Non compare in nessun estratto conto, eppure lo paghi a ogni operazione. Su certi strumenti è quasi nullo; su altri supera l’1%.

Due costi piccoli sulla singola mossa che, ripetuti per anni, riscrivono il risultato finale.

La conclusione opposta è un’altra trappola

A questo punto la tentazione è ribaltare tutto: comprare un ETF mondiale e non toccarlo più per vent’anni. È comprensibile, ed è anche questa solo metà della risposta.

Un portafoglio costruito bene ha due parti. C’è una parte core, la spina dorsale: esposizione di lungo periodo ai mercati, che si tocca rarissimamente, perché muoverla è statisticamente perdente. È esattamente la parte di cui parla lo studio Barber-Odean. E c’è una parte satellite, dove il movimento, fatto al momento giusto, aggiunge valore: un settore che tratta a sconto, una componente obbligazionaria da rivedere quando le curve dei tassi si muovono sul serio. Questa parte si muove. Ma su segnali oggettivi e misurabili, non perché il calendario impone di ribilanciare o perché è uscito il prodotto del mese.

E conta anche con cosa ci si muove. La stessa esposizione si può ottenere con un ETF molto liquido, spread dello 0,02-0,05%, o con un certificato strutturato, spread spesso dell’1% o oltre. Identica direzione di portafoglio, costo d’ingresso anche venti volte più alto.

La risposta sta nel mezzo

Lo studio di Barber e Odean non dice di non muovere mai. Dice che muovere senza una ragione fondata costa, e che quel costo non si recupera. La conclusione utile non è l’immobilismo, è la disciplina: muovere quando i dati lo giustificano, restare fermi quando non lo fanno, scegliere gli strumenti più efficienti per farlo.

È il criterio con cui leggiamo i mercati nelle nostre analisi, e con cui il Comitato Investimenti di Cristail Capital SCF decide se e quando intervenire su un portafoglio.

Se preferisci ascoltare la stessa analisi raccontata passo passo, il nostro Investment Director Marco Bergianti l’ha ripresa in un video, con i numeri e qualche esempio concreto.

https://youtu.be/F1x1osSjB9A

Istituto di Ricerca Indipendente — Cristail Capital SCF

DISCLAIMER:

Le analisi qui presentate non costituiscono una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di titoli. Tali documenti sono destinati a fornire analisi finanziarie e ricerca in materia di investimenti. Le eventuali raccomandazioni sono di carattere generale, indirizzate a un pubblico non specifico e non personalizzate. Nonostante siano basate su approfondimenti, le informazioni contenute possono presentare inesattezze. Gli autori non sono responsabili per le decisioni prese dai lettori basandosi su tali informazioni. Chi intraprende operazioni finanziarie basandosi sui dati riportati assume piena responsabilità delle proprie azioni. È consigliato effettuare una valutazione approfondita e strategica, considerando i propri obiettivi di investimento e la propria tolleranza al rischio.

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