“Così passa la gloria del mondo”
Secondo l’antico rito, queste parole venivano rivolte dal cerimoniere al neoeletto Papa subito dopo la sua ascesa al Soglio Pontificio. Il loro scopo era ricordare al Pontefice la transitorietà del potere temporale, la caducità della vita umana e la totale vanità degli sfarzi del mondo terreno.
Un monito che non riguarda soltanto i pontefici. Riguarda ogni ambito dell’esperienza umana, compresi i mercati finanziari.
Chi ha investito in azioni, se lo ha fatto nella maniera corretta, in questi anni ha guadagnato e lo ha fatto con drawdown tutto sommato contenuti e brevi nonostante i tempi a dir poco particolari.
Oggi non vogliamo fare previsioni. Vogliamo parlare di storia. Perché la storia non si ripete mai identica, ma spesso fa rima con sé stessa. E chi vuole guardare al futuro con lucidità deve conoscere ciò che è accaduto in passato.
E in finanza questo si fa conoscendo i dati.
Quindi, venendo a noi: ogni quanto, storicamente, c’è un crollo?
In questa sede definiamo crollo una variazione negativa di almeno il 15% dal punto di massimo precedente. Analizziamo i crolli avvenuti sul mercato azionario americano e come proxy utilizzeremo l’indice S&P500.
Nella seguente tabella la prima colonna indica la data del picco di massimo e la seconda la data del picco di minimo, a seguire si trova l’entità dello scostamento massimo-minimo e poi la data in cui il mercato è tornato di nuovo al punto di massimo pre-crollo.

Analizzando i dati dal lontano dicembre 1927 a oggi, abbiamo a disposizione quasi un secolo di storia finanziaria (oltre 98 anni). Un arco temporale che non fa sconti e che comprende tutto: la Grande Depressione, il secondo conflitto mondiale, le crisi petrolifere degli anni ’70, lo scoppio della bolla Dot-Com, la grande crisi finanziaria del 2008 e, da ultimo, le turbolenze innescate dalla pandemia globale.
Dal 1927 a oggi, l’indice S&P 500 ha vissuto 16 crolli (ricordiamo, definiti come un calo pari o superiore al 15% rispetto al massimo precedente).
Prendendo in esame questa magnitudo dei 16 grandi crolli, la matematica ci consegna una statistica fondamentale: in media, il mercato si inabissa in una crisi profonda ogni 6 anni
Se spacchettiamo questo secolo di storia, notiamo però una dinamica affascinante. Nel periodo che va dal 1927 fino al picco del 2007 (alla vigilia del disastro dei mutui subprime), la Borsa americana ha registrato 12 di questi grandi mercati ribassisti. In quel lasso di tempo durato 80 anni, la distanza media tra l’inizio di un crollo e l’altro era di circa 7.5 anni. Era un respiro ampio e fisiologico: l’economia cresceva, si surriscaldava, correggeva e ripartiva con un ritmo quasi “naturale”.
La vera novità del mercato post-2008 è la fine di questa regolarità.
Siamo passati da un decennio di quiete eccezionale (il lunghissimo mercato toro pre-Covid) a una volatilità iper-compressa. Basti pensare alla raffica dell’ultimo lustro, dove tra un crollo e l’altro sono passati appena 2 o 3 anni: la pandemia nel 2020, il ribasso inflattivo del 2022 e lo shock di aprile 2025.
Inoltre, analizzando l’intero secolo di dati sull’S\&P 500, emerge che il tempo medio di recupero storico (se isoliamo la crisi del 1929) si aggira intorno ai 18 mesi.
Significa che, in media, chi ha avuto la sfortuna di investire tutto il suo capitale esattamente un secondo prima del disastro, ha dovuto attendere meno di due anni per rivedere il segno “più” sul proprio portafoglio (senza contare i dividendi).
Invece, il crollo di Aprile 2025 ha visto una risalita verticale completata in una frazione del tempo, misurabile in circa 3 mesi
Cicli più brevi tra un crollo ed un altro, ma anche i prossimi recuperi saranno così corti come quello del 2025? A questa domanda nessuno sa rispondere, ma, viste le nuove dinamiche degli investimenti passivi, possiamo ipotizzare che i cicli “picco-crollo-picco” potranno continuare ad essere molto brevi.
“Così passa la gloria del mondo”, ricordavamo all’inizio. Oggi, semplicemente, sembra passare e ritornare molto più in fretta.
In un mondo così, essere investiti e soprattutto farlo nella maniera corretta diventa non solo una scelta di buon senso, ma una necessità assoluta per tutelare e far crescere il proprio patrimonio.
Significa smettere di cercare di prevedere le mosse del mercato e iniziare a costruire un portafoglio robusto, capace di incassare i colpi e sfruttare le ripartenze, allineato ai propri obiettivi e al proprio orizzonte temporale.
Se i ritmi frenetici dei mercati di oggi ti preoccupano, o se vuoi semplicemente capire se la tua attuale strategia è attrezzata per affrontare le sfide (e le opportunità) dei prossimi anni, siamo qui per aiutarti.
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