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Le borse scendono del 4% in un giorno: la domanda giusta da farsi

Venerdì le borse americane hanno perso terreno in fretta, lunedì avevano già recuperato. La cronaca conta meno di quello che quella giornata insegna su come è costruito il proprio portafoglio.

Venerdì le borse hanno avuto una giornata difficile. Il Nasdaq, l’indice delle grandi società tecnologiche americane, ha perso più del 4% in una sola seduta. L’S\&P 500, il paniere che raccoglie cinquecento tra le maggiori aziende quotate negli Stati Uniti, oltre il 2,5%. Il lunedì successivo era già tornato il sereno, con buona parte del terreno recuperato. Chi quel venerdì ha aperto l’estratto conto dei propri investimenti si è quasi certamente fatto una domanda: è l’inizio di qualcosa di serio, o è solo una scossa di un giorno?

È la domanda a cui nessuno può rispondere con onestà. Ma dentro quella giornata c’è una lezione che vale più di qualsiasi previsione, e dice qualcosa sul portafoglio di chi legge, non sul Nasdaq. Per arrivarci serve prima capire cosa è successo, in breve.

Cosa è successo

I motivi sono tre, e lavorano insieme. Il primo arriva da un dato sul lavoro. Negli Stati Uniti, a maggio, l’economia ha creato più posti di lavoro delle attese, e la disoccupazione è rimasta bassa, al 4,3%. Sembra una buona notizia, e per l’economia lo è. Per le borse, in questa fase, funziona al contrario. Un’economia che corre rende meno probabile che la banca centrale americana abbassi i tassi di interesse, come i mercati invece speravano. E tassi più alti pesano su tutto: sulle obbligazioni, sull’oro, e soprattutto sulle azioni di quelle aziende che oggi valgono non tanto per quello che guadagnano adesso, ma per quello che si pensa guadagneranno tra dieci o vent’anni. Sono le società tecnologiche, quelle legate all’intelligenza artificiale. Più i guadagni attesi sono lontani nel tempo, più i tassi di oggi li rendono meno preziosi. Ecco perché venerdì il Nasdaq è sceso quasi il doppio dell’S\&P 500.

Il secondo motivo è l’inflazione. I prezzi negli Stati Uniti salgono ancora a un ritmo lontano dall’obiettivo del 2% che la banca centrale si è data, e le stime per maggio li collocano intorno al 4%. Finché l’inflazione resta a quel livello, tagliare i tassi diventa rischioso, perché potrebbe farla ripartire. Per mesi il mercato aveva messo questo problema sotto il tappeto. Venerdì se l’è ritrovato davanti.

Il terzo motivo è il più umano. Nei mesi scorsi moltissimi investitori si sono affollati sugli stessi titoli, quelli dell’intelligenza artificiale, per la semplice ragione che salivano. Alcuni titoli minori sono cresciuti del 600% in poche settimane, non perché i loro conti fossero migliorati di altrettanto, ma perché tutti li compravano per paura di restare fuori. Quando troppe persone comprano la stessa cosa per lo stesso motivo, basta una scintilla per far girare il vento. Il Comitato Investimenti di Cristail Capital SCF, guidato dall’Investment Director Marco Bergianti, insieme all’Istituto di Ricerca, ha trovato in quel settore titoli sopravvalutati anche del 70-80% rispetto al valore che esce dai loro conti.

La domanda giusta

Fin qui la cronaca. Ma il punto non è questo. Prevedere cosa faranno le borse la settimana prossima è un gioco che perde quasi sempre chi lo pratica, comprese le grandi banche d’investimento, che al loro interno tengono squadre di analisti le cui previsioni spesso si contraddicono tra loro. La domanda utile non è cosa farà il mercato. È un’altra: se venerdì fosse stato l’inizio di un anno difficile, e non di una scossa di un giorno, il tuo portafoglio avrebbe retto?

Per rispondere servono due cose, e vanno tenute insieme. La prima è l’orizzonte temporale, cioè tra quanto tempo ti servono quei soldi. Chi investe in azioni dovrebbe poterle lasciare lì per molti anni: storicamente, su finestre lunghe come quindici anni, il mercato azionario ha sempre chiuso in positivo anche tenendo conto dell’inflazione, mentre su tre o quattro anni le perdite sono frequenti. Resta un dato sul passato, non una garanzia sul futuro. Se quei soldi ti servono per comprare casa tra due anni, non sono soldi da azioni, per quanto lunga sia la tua aspettativa di vita.

La seconda è la sopportazione delle oscillazioni. Puoi avere anche trent’anni davanti, ma se vedere il portafoglio perdere il 20% ti toglie il sonno e ti spinge a vendere nel momento peggiore, allora quel portafoglio è sbagliato per te, anche se sulla carta sembrava perfetto. L’errore più grave non è subire una discesa. È trasformarla in una perdita definitiva vendendo nel panico.

Queste due domande lavorano sempre insieme, ed è la loro unione a disegnare il portafoglio giusto: quanto può stare in azioni, quanto in obbligazioni, quanto in altri strumenti che si muovono in modo diverso dai primi due. Distribuire il rischio su più tipi di investimento, invece di concentrarlo su quello che oggi va di moda, è ciò che permette di attraversare una giornata come quella di venerdì senza doverci pensare il lunedì mattina.

C’è anche una trappola nascosta, ed è pagare troppo. Quando un titolo è già salito molto, dentro il suo prezzo sono già scritte tutte le buone notizie future. Comprarlo a quel punto significa prendersi quasi tutto il rischio di una discesa con poco margine di guadagno in cambio. È il motivo per cui inseguire ciò che è cresciuto di più raramente ripaga.

Warren Buffett riassume tutto in due regole che sembrano una battuta e non lo sono. Prima regola: non perdere denaro. Seconda regola: non dimenticare la prima. Non significa evitare ogni discesa, perché le discese fanno parte del gioco e sono il prezzo dei rendimenti di lungo periodo. Significa costruire un portafoglio che puoi difendere quando i mercati scendono, perché lo capisci e perché lo hai pensato prima, non durante.

Un portafoglio, in fondo, non è una somma di scommesse separate. È un insieme coerente di scelte. E una giornata storta sui mercati non è un buon motivo per cambiarlo. È un’ottima occasione per chiedersi se è davvero il proprio.

DISCLAIMER:

Le analisi qui presentate non costituiscono una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di titoli. Tali documenti sono destinati a fornire analisi finanziarie e ricerca in materia di investimenti. Le eventuali raccomandazioni sono di carattere generale, indirizzate a un pubblico non specifico e non personalizzate. Nonostante siano basate su approfondimenti, le informazioni contenute possono presentare inesattezze. Gli autori non sono responsabili per le decisioni prese dai lettori basandosi su tali informazioni. Chi intraprende operazioni finanziarie basandosi sui dati riportati assume piena responsabilità delle proprie azioni. È consigliato effettuare una valutazione approfondita e strategica, considerando i propri obiettivi di investimento e la propria tolleranza al rischio.

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